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In Anatolia la produzione di tappeti viene praticata da secoli.

I Selgiuchidi, fondatori della prima dinastia turca, furono i primi ad introdurre la tessitura dei tappeti annodati nella regione che fa parte dell’ odierna Turchia. La produzione artigianale di tappeti decorati con disegni rettilinei e geometrici, continuò in Anatolia fino ai primi decenni del Novecento, soprattutto da parte di popolazioni nomadi e abitanti di piccoli villaggi, che nei secoli hanno gelosamente conservato i loro disegni e le loro tecniche.

Le conoscenze dei tappeti anatolici fu accelerata anche grazie all’ opera di pittori quali Giotto, Lorenzo Lotto, e Holbein il Giovane. Nei dipinti europei venivano spesso raffigurati i tappeti anatolici, usati per ricoprire tavoli e altri mobili, mettendone in risalto il loro carattere di pezzi costosi, degni di cure e rispetto.

I tappeti anatolici erano impiegati per ricoprire i pavimenti in occasioni speciali come matrimoni o incoronazioni, ma anche con la funzione di oggetto per la preghiera. Escludendo alcuni centri tessili come Hereke o Isparta, per l’annodatura viene usato il nodo Turco o Gordes, ossia a filo doppio. I materiali di base variano da villaggio a villaggio, ma in generale la produzione di esemplari in lana è molto più comune di quella in cotone o seta.

Mentre la produzione Yuruk ed alcuni pezzi curdi sono di produzione nomade, tutti gli altri esemplari vengono e venivano prodotti da manifatture a conduzione familiare o da laboratori, talvolta attivi da secoli.

L’ Anatolia è inoltre famosa per i suoi Kilim, Cicim e altri tessuti piatti altrettanto importanti.

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